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1° CASO: Pasquale L., soggetto dell’età di 68 anni già affetto da numerose patologie, si sottoponeva a tac addome dalla quale risultava la presenza di un cancro epatico.

Qualche giorno dopo si sottoponeva ad intervento chirurgico per la resezione della neoplasia a seguito delle quali intervenivano gravi complicanze per cui il paziente, nonostante la sottoposizione a nuovo intervento chirurgico, decedeva qualche giorno dopo.

A seguito del decesso del proprio genitore Ernesto L. richiedeva copia della cartella clinica e degli esami strumentali cui era stato sottoposto il proprio padre e sottoponeva gli stessi all’esame dei medici-legali che collaborano con lo studio legale Pellegrini-Ficco da cui emergeva che il decesso era riferibile ad uno shock settico provocato dalla mancata somministrazione della profilassi antibiotica nelle modalità di cui alle linee guida di riferimento e non già alle gravi condizioni di salute del defunto come ritenuto dall’Azienda Ospedaliera.

Incardinato il giudizio innanzi il competente Tribunale civile nei confronti dell’Azienda Ospedaliera, il nominato CTU nella propria perizia medico-legale concludeva per la responsabilità maggioritaria della stessa per non aver l’equipe medica sottoposto Pasquale L. alla prescritta profilassi antibiotica con obbligo di risarcimento nei confronti dell’attore Ernesto L.

2° CASO Valeria Z. nel 1976, in occasione della prima gravidanza, veniva sottoposta ad emotrasfusione e intervento per taglio cesareo.

Nel 1981, in occasione di un intervento chirurgico di ernia inguinale, veniva nuovamente ricoverata presso il medesimo Ospedale di Ruvo durante il quale veniva sottoposta ad emotrasfusione e nuovo intervento chirurgico.

Nel mese di Gennaio 2015, a causa di malessere generale e scadimento delle proprie condizioni fisiche, Valeria Z. effettuava gli esami ematologici prescritti dal proprio medico di fiducia a seguito dei quali veniva accertato che la medesima era affetta da una grave epatite HCV con conseguente necessità di sottoporsi a cura con interferone.

A seguito di quanto sopra Valeria Z sottoponeva la propria cartella clinica all’esame dei medici-legali che collaborano con lo studio legale Pellegrini-Ficco da cui emergeva che la infezione era imputabile alle ripetute emotrasfusioni subite e prive dei necessari controlli e/o degli interventi chirurgici cui era stata sottoposta.

Dopo aver proceduto con le domande amministrative senza esito positivo, Valeria Z. promuoveva giudizio innanzi il competente Tribunale Civile-Sez. Lavoro nei confronti del Ministero ed il nominato CTU concludeva per la sussistenza del nesso causale tra le emotrasfusioni cui era stata sottoposta la nostra patrocinata e la epatite sviluppata dalla medesima riconoscendole l’indennità di cui alla l. n. 210/92

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