Francesca V., lamentando giramenti di testa ed una forte emicrania, si sottoponeva ad un esame medico diagnostico a seguito del quale gli veniva riscontrata una grave forma di idrocefalo.

Si sottoponeva a visita presso una struttura medica di Roma all’esito della quale il medico neurologo smentiva la diagnosi precedentemente formulata e la invitava a svolgere esami approfonditi alla colonna vertebrale paventando un problema alle vertebre cervicali.

A seguito del peggioramento delle proprie condizioni di salute, che comportavano oltre a giramenti ed emicrania anche incontinenza urinaria e cadute, Francesca V. si sottoponeva ad ulteriori ed approfonditi esami che confermavano la prima diagnosi di idrocefalo.

A fronte di quanto sopra la paziente procedeva ad incardinare giudizio civile nei confronti dell’azienda ospedaliera che aveva errato la diagnosi al fine ottenere il risarcimento del danno individuabile nel peggioramento delle proprie condizioni di vita nei 3 mesi tra l’errata diagnosi e la sottoposizione alle cure corrette.

Francesca V.

Luigi D.R. ritornava da un viaggio nel sub-continente indiano presentando sul proprio corpo eruzioni cutanee puntiformi, rossastre e pruriginose sicchè si rivolgeva al proprio medico di base il quale gli prescriveva una pomata antibiotica.

A seguito del peggioramento della sintomatologia cutanea ed in particolare dell’aumento delle dimensioni delle lesioni cutanee che divenivano purulente, Luigi si rivolgeva ad un dermatologo in una città del Nord Italia il quale gli prescriveva una terapia che si rivelava assolutamente inefficace. Peggiorando le proprie condizioni di salute Luigi D.R. si rivolgeva al P.S. dell’Ospedale della propria città che verificava la presenza di una grave patologia cutanea contratta nel viaggio nel sub-continente indiano e lo ricoverava sottoponendolo alle cure necessarie.

A fronte di quanto sopra il paziente procedeva ad incardinare giudizio civile nei confronti del medico dermatologo nell’ambito del quale il nominato CTU concludeva per la responsabilità dello stesso per non aver sottoposto Luigi D.R. agli esami necessari e per non avergli prescritto la necessaria terapia con obbligo di risarcimento nei confronti del nostro assistito.

Luigi D.R

Pasquale L., soggetto dell’età di 68 anni già affetto da numerose patologie, si sottoponeva a tac addome dalla quale risultava la presenza di un cancro epatico.

Qualche giorno dopo si sottoponeva ad intervento chirurgico per la resezione della neoplasia a seguito delle quali intervenivano gravi complicanze per cui il paziente, nonostante la sottoposizione a nuovo intervento chirurgico, decedeva qualche giorno dopo.

A seguito del decesso del proprio genitore Ernesto L. richiedeva copia della cartella clinica e degli esami strumentali cui era stato sottoposto il proprio padre e sottoponeva gli stessi all’esame dei medici-legali che collaborano con lo studio legale Pellegrini-Ficco da cui emergeva che il decesso era riferibile ad uno shock settico provocato dalla mancata somministrazione della profilassi antibiotica nelle modalità di cui alle linee guida di riferimento e non già alle gravi condizioni di salute del defunto come ritenuto dall’Azienda Ospedaliera.

Incardinato il giudizio innanzi il competente Tribunale civile nei confronti dell’Azienda Ospedaliera, il nominato CTU nella propria perizia medico-legale concludeva per la responsabilità maggioritaria della stessa per non aver l’equipe medica sottoposto Pasquale L. alla prescritta profilassi antibiotica con obbligo di risarcimento nei confronti dell’attore Ernesto L.

Pasquale L.

Valeria Z. nel 1976, in occasione della prima gravidanza, veniva sottoposta ad emotrasfusione e intervento per taglio cesareo.

Nel 1981, in occasione di un intervento chirurgico di ernia inguinale, veniva nuovamente ricoverata presso il medesimo Ospedale di Ruvo durante il quale veniva sottoposta ad emotrasfusione e nuovo intervento chirurgico.

Nel mese di Gennaio 2015, a causa di malessere generale e scadimento delle proprie condizioni fisiche, Valeria Z. effettuava gli esami ematologici prescritti dal proprio medico di fiducia a seguito dei quali veniva accertato che la medesima era affetta da una grave epatite HCV con conseguente necessità di sottoporsi a cura con interferone.

A seguito di quanto sopra Valeria Z sottoponeva la propria cartella clinica all’esame dei medici-legali che collaborano con lo studio legale Pellegrini-Ficco da cui emergeva che la infezione era imputabile alle ripetute emotrasfusioni subite e prive dei necessari controlli e/o degli interventi chirurgici cui era stata sottoposta.

Dopo aver proceduto con le domande amministrative senza esito positivo, Valeria Z. promuoveva giudizio innanzi il competente Tribunale Civile-Sez. Lavoro nei confronti del Ministero ed il nominato CTU concludeva per la sussistenza del nesso causale tra le emotrasfusioni cui era stata sottoposta la nostra patrocinata e la epatite sviluppata dalla medesima riconoscendole l’indennità di cui alla l. n. 210/92

Valeria Z.

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