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In caso di trasfusioni di sangue infetto sussiste la responsabilità sia del Ministero della Salute che della struttura ospedaliera anche per gli eventi antecedenti la l. n. 107/90 che disciplina attualmente le attività di trasfusione e la produzione di emoderivati.

Ma quando si può parlare di responsabilità del Ministero della Salute e della struttura ospedaliera nei casi in cui un paziente contrae una malattia a seguito di una emotrasfusione?

Il Ministero della Salute risponde per responsabilità extracontrattuale per i danni patiti dal paziente che abbia contratto una patologia ogni qualvolta abbia omesso i doveri specifici di sorveglianza e di controllo che fanno allo stesso riferimento in quanto primo responsabile della raccolta e della distribuzione del sangue e sin dal momento in cui i virus (ad esempio quelli dell’HIV e dell’epatite B e C) sono stati conosciuti dalla scienza medica secondo la teoria del nesso di causalità.

Ad esempio già a decorrere dalla metà degli anni Sessanta erano esclusi dalla possibilità di donare il sangue coloro i cui valori delle transaminasi e delle GPT – indicatori della funzionalità epatica – erano alterati rispetto ai ranges prescritti, così come già a partire dalla data di rilevazione diagnostica dell’epatite B (1973), era obbligatoria la ricerca della presenza del c.d. “antigene 3” in ogni singolo campione di sangue o plasma.

La struttura medica invece risponde per responsabilità contrattuale dei danni patiti dal paziente ogni qualvolta il medico o l’equipe sanitaria non verifichino che la trasfusione proceda regolarmente senza manifestare gli effetti collaterali tipici che ne impongano la immediata interruzione ovvero non abbia testato il sangue trasfuso ovvero qualora in violazione del diritto alla autodeteminazione del paziente non lo avesse “informato” che correva un grave pericolo di salute, sulla necessità delle trasfusioni, sui risultati conseguibili, sulle scelte alternative, e sui conseguenti rischi prevedibili, anche in relazione alle dotazioni e attrezzature della struttura ove avveniva la trasfusione.

Da quando decorre il termine di prescrizione dell’azione di risarcimento danni per malattia contratta a seguito di emotrasfusione?

A tal proposito, premesso che naturalmente in caso di responsabilità extracontrattuale il termine prescrizionale è sancito in anni 5 e in caso di responsabilità contrattuale in anni 10, occorre indivduare il termine (c.d. dies a quo) da cui decorre la prescrizione.

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno precisato che il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, n. 1, c.c. dal momento in cui la malattia viene percepita o può essere percepita quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenuto conto delle conoscenze scientifiche.

La prescrizione comincia pertanto a decorrere dalla conoscenza della malattia e non dall’evento contagioso, con la precisazione che non è neppur sufficiente a far decorrere la prescrizione la mera esteriorizzazione della malattia latente, ma occorre anche che il soggetto leso abbia acquisito conoscenza – o sia stato posto in grado di acquisire conoscenza – della riferibilità causale dell’evento dannoso al comportamento colposo di un soggetto determinato (o determinabile) .

La Suprema Corte di Cassazione ha anche affermato che, qualora il soggetto leso abbia anche presentato domanda per l’indennizzo ex L. n. 210/1992, appare ragionevole ritenere che già dal momento della proposizione della domanda amministrativa (e non dalla data del responso sulla predetta domanda emesso dalle Commissioni mediche ospedaliere) la persona lesa abbia avuto una sufficiente percezione sia del tipo di malattia contratta che delle conseguenze dannose

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