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Partiamo la trattazione dell’argomento da un principio fondamentale del nostro ordinamento: il nascituro ha diritto a nascere sano per espressa previsione degli artt. 2 e 32 della Costituzione nonché dell’art. 3 della Dichiarazione dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea che genericamente sanciscono il diritto di ogni individuo all’integrità psico-fisica.

Ma si tratta di un diritto assoluto oppure trova delle deroghe?

Ebbene tale diritto, purtroppo, non può essere assicurato in quanto il decorso della gravidanza potrebbe generare delle patologie tali da pregiudicare la salute del nascituro prima ancora del suo concepimento. Ed allora è intuibile che tale diritto sussiste solamente nel caso in cui vi era la possibilità da parte del nascituro di venire al mondo sano e non anche quando, invece, lo stesso era affetto da patologia intrauterina incurabile ai fini della nascita di un bambino sano: in tal caso si può affermare il solo diritto a nascere, ma non a nascere sano.

Tuttavia la L. 194/1978 sancisce l’obbligo da parte del sanitario di informare in maniera puntuale i genitori del nascituro circa le possibili anomalie o malformazioni che questi potrebbe presentare al momento della nascita in modo da consentire agli stessi di decidere se procedere con l’interruzione volontaria della gravidanza entro il novantesimo giorno dal concepimento.

Non esiste nel nostro ordinamento un diritto a non nascere, se malformati, e secondo il costante insegnamento della Suprema Corte di Cassazione se per omessa o inesatta informazione da parte del medico sulle malformazioni fetali (delle quali egli non è colpevole), il concepito formato nasce, egli non può lamentarsi che non sia stata interrotta la gravidanza con riferimento alla sua personale condizione, poiché l’ordinamento attuale non vede tale posizione giuridica come meritevole di tutela.

Vi è l’inesistenza del diritto del diritto del figlio a non nascere o a “non nascere se non sano” in quanto:

  • l’interruzione volontaria della gravidanza è finalizzata solo ad evitare solo ad evitare un pericolo per la salute della gestante, serio (entro i primi 90 giorni di gravidanza) o grave (successivamente a tale termine);
  • trattasi di un diritto il cui esercizio compete esclusivamente alla madre;
  • deve escludersi l’ammissibilità nell’ordinamento del c.d. aborto eugenetico, prescindente dal pericolo derivante dalle malformazioni fetali alla salute della madre, atteso che l’interruzione della gravidanza al di fuori delle ipotesi di cui agli artt. 4 e 6 L. 194/1978 (accertate nei termini di cui agli artt. 5 ed 8), oltre a risultare in ogni caso in contrasto con i principi di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. ed indisponibilità del proprio corpo ex art. 5 c.c., costituisce reato anche a carico della stessa gestante

Sussiste, invece, il diritto del concepito a nascere, pur se con malformazioni o patologie.

In un prossimo articolo parleremo, più in particolare, della responsabilità del medico per omessa diagnosi di malformazioni del feto.

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