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Ciascuno di noi ha il proprio medico di medicina generale a cui affidarsi per una prima diagnosi in caso di necessità. Non a caso tale medico viene identificato come il “medico di famiglia” che, come figura, nasce nel 1978 con la Legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (legge 833/1978).

Il servizio di medicina generale (assicurato proprio dal medico di famiglia) rientra tra le primarie prestazioni sanitarie curative garantite a tutti i cittadini (in ossequio al principio di uguaglianza sancito a livello costituzionale) e le ASL devono provvedere ad erogare l’assistenza medico-generica in forma domiciliare e ambulatoriale secondo i livelli di prestazioni stabiliti dal piano sanitario nazionale.

L’erogazione di tale prestazione sanitaria in favore del cittadino avviene tramite il personale dipendente del servizio pubblico o attraverso il personale convenzionato con il medesimo servizio. In altri termini, il medico di famiglia può essere sia alle dirette dipendenze della ASL oppure con questa convenzionato. Infatti capita spesso che, in assenza del proprio medico di base, ci si debba rivolgere ad un sostituto che per ragioni di prossimità, pur agendo in regime privatistico, ha sottoscritto una convenzione con il servizio pubblico obbligandosi a garantire comunque il medesimo livello assistenziale del medico dipendente ASL.

Il cittadino per poter fruire della prestazione del medico di famiglia deve essere iscritto in appositi elenchi periodicamente aggiornati presso l’unità sanitaria locale nel cui territorio lo stesso ha la residenza e, con tale iscrizione, il cittadino medesimo esercita il diritto alla libera scelta del medico.

Com’è intuibile anche dall’esperienza personale di ciascuno di noi, la scelta del medico di base è regolata dal principio della fiducia personale in quanto ogni cittadino deve sentirsi libero di rivolgersi al professionista verso cui nutre maggior fiducia purché risulti iscritto nelle liste tenute nella Asl di appartenenza. Inoltre, va precisato, che tale prestazione è assolutamente gratuita.

Invece il medico, dal canto suo, non può rifiutare di prestare l’assistenza medico-generica in quanto diretta espressione della prestazione sanitaria curativa dovuta per legge.

Nessun dubbio v’è in ordine alla responsabilità della ASL per l’operato del medico di famiglia che esercita la professione alle dirette dipendenze di quest’ultima, ma com’è disciplinata la responsabilità del medico convenzionato? Infatti il medico convenzionato non è parte del rapporto giuridico obbligatorio tra il paziente e la ASL ma subentra solo nella fase in cui il medesimo fornisce al cittadino la prestazione che la ASL deve assicurare per legge.

Ebbene in quest’ultimo caso, in ipotesi di illecito commesso dal medico convenzionato nell’adempimento della prestazione curativa di assistenza medico-generica opera l’art. 1228 c.c. nei confronti della stessa ASL: vale a dire che sulla ASL incombe la responsabilità risarcitoria per la prestazione del medico convenzionato poiché adempie ad un’obbligazione della ASL nei confronti degli utenti del S.S.N.

Pertanto anche il medico di famiglia (sia dipendente ASL che convenzionato) deve assolvere alle proprie funzioni assistenzialistiche con la dovuta diligenza e perizia, al pari dei medici specialistici, e in caso di danni conseguenti alla violazione dei precetti che regolano l’attività medica la ASL è tenuta a risarcire il cittadino.

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