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Numerose sono le richieste e le domande sottoposte al nostro team di esperti circa la tematica di cui andremo a parlare oggi: la responsabilità da contagio da Covid-19.

A tal proposito occorre subito fare una doverosa precisazione: il Risarcimento Sanitario prende le distanze da ogni messaggio propagandistico e/o azione pubblicizzata per asseriti (quanto inesistenti) casi di malasanità pretestuosamente promosse fantomatici “colleghi” che, perseguendo la via del facile guadagno, hanno indetto una corsa al massacro verso i sanitari a cui non può che rivolgersi tutto il nostro rispetto ed apprezzamento per il loro indefesso operato. Senza di loro, il virus avrebbe certamente mietuto più vittime di quante non ve ne siano già. 

A tacere, peraltro, delle pesanti responsabilità legali di cui il privato cittadino dovrebbe dar conto in caso di infondate e pretestuose azioni legali promosse ai danni di personale medico e/o strutture ospedaliere.

Precisato quanto sopra, passiamo alla trattazione del delicato argomento proposto che muove da una disciplina ovviamente già codificata all’interno del nostro ordinamento giuridico. In realtà la giurisprudenza si è già più volte occupata dei danni da contagio: si pensi ad esempio al caso di danno da contagio da emotrasfusione o il danno da contagio di virus HIV.

Tuttavia, la differenza nodale tra le fattispecie di contagio innanzi richiamate e l’ipotesi di contagio da Covid-19 risiede nel fatto che le prime riguardano essenzialmente soggetti ben definiti, perlopiù consapevoli di essere “contagiosi” mentre il secondo si ascrive in un’emergenza sanitaria di livello mondiale che riguarda anche soggetti asintomatici, veicoli inconsapevoli del virus.

Alla luce di tali considerazioni, il danno da contagio da Covid-19 vanno ricercate tra l’adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà politica, economica e sociale (art. 2 Cost.) ed il contemporaneo rispetto del neminem laedere (art. 2043 c.c.). Il virus difatti ha una modalità di diffusione e contagio che richiede anzitutto un alto senso di autoresponsabilità associato allo scrupoloso rispetto delle disposizioni di ordine pubblico, e perché ciò implica, allo stesso tempo, l’osservanza dei due precetti sopra richiamati, l’art. 2 Cost. e l’art. 2043 c.c..

E proprio sotto questo profilo va sottolineato che oggi la disciplina del danno da contagio da Covid-19 non può che attingere dalle norme disciplinanti la responsabilità civile da contagio (in generale) a cui devono integrarsi le norme che prescrivono e regolano il contenimento.  Norme di condotta concrete che danno attuazione a regole più generali e chiedono agli italiani di essere boni cives e autoresponsabili: il vero esame di maturità per una intera cittadinanza, perché qui non è lo Stato-giudice che è chiamato a risarcire, ma è lo Stato-governo (ma in realtà il paese, ed anzi la comunità nazionale) che chiede ai cittadini di uniformare la propria condotta alle regole prima che il danno sia causato.

In sintesi la responsabilità da contagio da Covid-19, rispetto ai danni da contagio genericamente intesi, si configura allorché il soggetto (irrilevante se abbia o meno contezza della sua contagiosità) ponga in essere una condotta contraria ai doveri e alle prescrizioni volte al contenimento del contagio ovvero in violazione del principio del nemine laedere di cui all’art. 2043 c.c..

Ci rendiamo conto della complessità della tematica affrontata e vedremo anche nel futuro prossimo come la problematica verrà fattivamente affrontata nelle aule di giustizia. Il nostro team resta comunque a disposizione per rispondere ad ogni vostro quesito attraverso i nostri canali di contatto.

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