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La giurisprudenza si è spesso occupata della responsabilità che grava sul medico psichiatra e sul contenuto dei conseguenti obblighi di protezione e controllo rispetto alle condotte autolesive o lesive del paziente verso se stesso o terzi.

E’ noto come la moderna psichiatria mostra patologie che non di rado sono difficilmente controllabili completamente, anche in ragione dell’abbandono di pratiche di isolamento e segregazione del paziente psicotico.

In tali casi, il giudice deve verificare ex ante l’adeguatezza delle pratiche terapeutiche poste in essere dal sanitario ad evitare il rischio specifico, pure a fronte di un esito infausto sortito dalle stesse.

In tale ambito vengono in rilievo le raccomandazioni contenute nelle linee guida, in grado di offrire indicazioni e punti di riferimento, tanto per il medico, nel momento in cui è chiamato ad effettuare la scelta terapeutica adeguata al caso di specie, quanto per il giudice che deve procedere alla valutazione giudiziale di quella condotta.

Va tuttavia rilevato che nella psichiatria non esistono linee guida codificate e la responsabilità dello psichiatra deve essere valutata con minor rigore potendosi altrimenti attuare una medicina difensiva in danno del paziente psichiatrica consistente nella segregazione.

La struttura sanitaria, nel momento stesso in cui accetta il ricovero d’un paziente, stipula un contratto dal quale discendono due obblighi:

1. Fornire al paziente le cure richieste dalla sua condizione;

1 2. Assicurare la protezione delle persone di menomata o mancante autotutela, per le quali detta protezione costituisce la parte essenziale della cura.

L’estensione ed il contenuto dell’obbligo di vigilanza variano in funzione delle circostanze del caso concreto: tale obbligo sarà tanto più stringente, quanto maggiore è il rischio che il degente possa causare danni, o patirne.

Tuttavia l’obbligo di vigilanza e protezione del paziente prescinde dalla capacità di intendere e di volere di questi, né esige che il paziente sia sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio; anche una persona perfettamente capace di intendere e di volere, infatti può aver bisogno di vigilanza e protezione per evitare che si faccia del male!!

Non v’è dubbio infatti che il contratto di ricovero produce, quale effetto naturale ex art. 1374 c.c., l’obbligo della struttura sanitaria di sorvegliare il paziente, in modo adeguato rispetto alle sue condizioni, al fine di prevenire che quegli possa causare danni a terzi o subirne.

La mera circostanza che il paziente sia capace di intendere o di volere, ovvero il fatto che non sia soggetto ad alcun trattamento sanitario obbligatorio, non esclude il suddetto obbligo, ma può incidere unicamente sulle modalità del suo adempimento (sul punto Cass. 22/10/2014, n. 22331).

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